che cos’è il gioco dei bambini e perché è così importante per lo sviluppo cognitivo, emotivo e sociale.

Il gioco è lo strumento privilegiato di cui i bambini dispongono per conoscere se stessi e il mondo. Hai mai osservato i tuoi figli mentre giocano? Che ricordi hai dei tuoi giochi di infanzia? In questo post, ti spiego che cos’è il gioco dei bambini e perché è così importante per lo sviluppo cognitivo, emotivo e sociale dell’individuo.

Che cos’è il gioco dei bambini

Durante i primi anni di vita, bambine e bambini trascorrono molto tempo impegnati in attività di gioco. A casa, a scuola, al parco, esplorano, manipolano, inscenano e inventano all’interno di un sistema ludico che può o meno prevedere la presenza degli adulti.

In tal senso, il gioco non soltanto è un modo per conoscere il mondo, ma è anche una forma di comunicazione, un’esperienza emotiva, un’azione per esplorare e comprendere la realtà.

Anche se il gioco è un fenomeno che caratterizza così profondamente l’infanzia, le nostre conoscenze su di esso sono frammentarie poiché nell’ambito psico-pedagogico è stato spesso studiato come uno strumento per l’analisi dello sviluppo e non come un fenomeno degno di interesse scientifico.

Perché il gioco influenza lo sviluppo 

Innanzitutto il gioco è un fenomeno universale e per questa ragione è molto difficile definirlo in modo esaustivo. In secondo luogo, anche se tutti noi sappiamo che cos’è il gioco perché ne abbiamo avuto un’esperienza diretta, ne siamo talmente abituati che è difficile distinguerne con chiarezza principi e funzioni (Leggi anche Il gioco dei bambini è una cosa seriaImparare attraverso il gioco: l’esempio di Mary Poppins).

Fin dai primi giorni di vita, il bambino sviluppa un orientamento ludico nei confronti della realtà attraverso le interazioni con i genitori. In linea con l’evoluzione delle abilità motorie, socio-cognitive e affettive, le forme di gioco progrediscono, coinvolgendo anche i pari.

Gioco e sviluppo, dunque, procedono di pari passo: il gioco riflette lo sviluppo ma, al tempo stesso, contribuisce all’evoluzione delle funzioni motorie, sociali, cognitive e affettive del bambino. Così ad esempio, il gioco del “far finta” si realizza grazie all’acquisizione di nuove capacità cognitive e al contempo contribuisce a rendere più sofisticate tali capacità, attraverso l’estensione della finzione a nuovi oggetti e situazioni, coinvolgendo interlocutori reali e immaginari.

Come direbbe il filosofo Friedrich Schiller, «L’uomo è veramente uomo soltanto quando gioca».

Qual era il tuo gioco preferito? Nel prossimo post, ti parlerò del gioco dei bambini da un punto di vista psicologico, intanto se questo post ti è utile, metti un like e condividilo. Io ti aspetto solitamente il martedì e il giovedì sul blog e tutti gli altri giorni sui social.


Riferimenti bibliografici

  1. Emma Baumgartner, Il gioco dei bambini, Carocci, Roma 2008.

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