Oggi intervisto Rina Cerchione, pedagogista e creativa che ci racconterà dello Scrigno Pedagogico e del valore della creatività in educazione.

Oggi ho il piacere di ospitare nel laboratorio condiviso di Gatta Buia Lab la dott.ssa Rina Cerchione, pedagogista e creativa con cui discuteremo del suo progetto Lo Scrigno Pedagogico e del valore della creatività nella professione educativa. QUI trovi la sua bio e i suoi contatti social.

  1. Ciao Rina, benvenuta. Innanzitutto mi piacerebbe conoscere un pezzetto della tua infanzia: com’eri da bambina? I ricordi e le emozioni di quando eri piccola influenzano il tuo lavoro?

Ciao Ines, grazie per questa opportunità. Ero una piccola peste (non si direbbe), allegra e vivace, per certi aspetti anche introversa con i compagni. I miei genitori raccontano un episodio accaduto durante l’infanzia che mise tutti in allerta. A soli sei mesi mi reggevo in piedi nel box open, il caso ha voluto che sotto gli occhi di tutti i presenti mi capovolsi e mi ritrovai a terra a piangere! Passato lo spavento, divenne negli anni successivi un curioso aneddoto da raccontare.

I ricordi e le emozioni di quegli anni hanno sicuramente un ruolo centrale, soprattutto attraverso i miei giochi d’infanzia. Alle bambole preferivo la terra, liscia e polverosa. In piena estate correvo scalza nell’orto, adoravo sentirla scivolare sotto i piedi, “davo una mano” estirpando le erbacce, oppure imitavo operazioni di cucina, mescolando la terra all’acqua. Cresciuta a pane, amore e semplicità, la terra è stata in primis il catalizzatore della mia crescita e, da un punto di vista pedagogico, sappiamo che ha un importante valore terapeutico.

  1. Raccontami della tua professione, quando hai capito cosa volevi fare da grande? Com’è stato il tuo percorso, quali difficoltà hai incontrato e quali consigli daresti a chi sta per intraprendere la tua professione?

La professione educativa è stata per me una scelta ardua, ma allo stesso tempo consapevole. Si è legata sin dall’inizio al percorso universitario. Ardua perché ho scelto di seguire la mia inclinazione, perché no, il talento, proiettata in un universo più umanizzante di tracciati di vita. Consapevole perché, abbiamo bisogno più di uomini che di macchine. L’Educatore per sua stessa natura è insostituibile.

La formazione in Educazione ha richiesto una presa di coscienza globale, più di quanto potessi immaginare, spesso le vicissitudini personali si sono intrecciate al percorso di studi, non per questo mi sono abbattuta, anzi, al contrario, ho ricevuto in dono il sostegno dei miei cari. Gli esami (qualche volta andati “male”) mi hanno insegnato che bisogna agire costantemente su se stessi, insistere e persistere nei propri obiettivi. Le critiche, se costruttive possono trasformarsi in occasioni positive di crescita. L’assunzione di comportamenti proattivi e propositivi tende sicuramente ad abbassare i livelli di inerzia e contribuisce ad agire sui propri punti di debolezza in vista di un miglioramento costante.

  1. Ora raccontaci del progetto “Lo Scrigno Pedagogico”, di cosa si tratta e quali sono i tuoi obiettivi?

Lo Scrigno Pedagogico è uno spazio socio-educativo reale e virtuale in cui confluiscono i temi dell’Inclusione educativa. Accessibilità, abbattimento delle barriere architettoniche secondo la logica dell’Universal Design.

Il progetto educativo si snoda lungo quattro direttrici:

  • I contenuti afferenti alla Pedagogia dell’Inclusione;
  • In condivisione Le Riviste Scientifiche di Psicologia: Riza Extra e Riza Psicosomatica;
  • La condivisione di contenuti fotografici dal terreno agricolo di proprietà, sintetizzabile mediante la formula: Life in my Click for ‘Lo Scrigno Pedagogico’;
  • Una Finestra su Instagram” la Rubrica dedicata ai social: attraverso Instagram, la scoperta di talenti in ambito letterario, artistico e fotografico. Creare cultura attraverso lo strumento della condivisione.
  1. Oltre ad essere una pedagogista, sei anche una fotografa talentuosa. Che valore svolge la creatività nel tuo lavoro di pedagogista?

Grazie per i complimenti. Come direbbe Raffaele Morelli, nelle attività creative ci ricolleghiamo alla nostra essenza innata e realizziamo noi stessi. Essere creativi non è un’ambizione per pochi, ma una facoltà straordinaria e alla portata di ognuno, che ci aiuta a stare bene. Far emergere la propria creatività è fondamentale per esprimere le potenzialità innate che abitano in noi. Il primo compito della nostra vita è essere noi stessi, nel rispetto della nostra natura autentica.

L’insegnamento socratico e l’arte della maieutica sono le linee guida dell’Educatore: La vera educazione è sempre auto-educazione, ossia un processo in cui, l’educando grazie all’opera del maestro, viene aiutato a maturare autonomamente dal proprio interno (Cit. Abbagnano-Fornero).

  1. Nella tua esperienza professionale, che ruolo hanno i social network? Perché hai scelto di esporti sul web e, soprattutto, te ne sei mai pentita?

I social network sono diventati con il passare degli anni un’importante strumento di condivisione delle informazioni. Ancora oggi, tuttavia, si riscontrano nei servizi educativi scarsa informazione, pregiudizi e luoghi comuni difficili da sradicare. Ho scelto di espormi essenzialmente per questa ragione e non lo rimpiango. Ognuno di noi può contribuire nelle proprie possibilità ad un impiego più efficace e consapevole dei media. D’altronde, la missione dell’Educatore consiste proprio nel guidare verso una fruizione critica dei prodotti massmediali. L’educazione alla conoscenza e all’uso consapevole dei media è la formula che meglio restituisce la corrispondenza tra l’apprendimento per competenze e l’essere responsabile nei confronti di media stessi.

Clicca sulla foto alla fine del post per leggere la bio di Rina e scoprire i suoi social. Se pensi che questa intervista sia utile, metti un like e condividi.

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.