5 domande per favorire l'ambientamento alla dott.ssa Stefania Tedesca, psicologa coordinatrice di servizi educativi per la prima infanzia.

Favorire l’ambientamento: 5 domande alla psicologa Stefania Tedesco

A proposito di ambientamento al nido, oggi in Gatta Buia Lab ospito la dott.ssa Stefania Tedesca, psicologa clinica dello sviluppo e coordinatrice di servizi educativi per la prima infanzia. Leggi la sua BIO nella sezione del sito dedicata agli esperti. Qui ho raccolto le 5 domande più interessanti che mi sono arrivate in questo primo mese di attività: cominciamo subito.

Ciao Stefania, benvenuta in Gatta Buia Lab. Innanzitutto, vorrei che ci raccontassi che bambina eri e se ricordi i tuoi primi giorni di scuola.

Ciao Ines, grazie per l’invito. Ho dei ricordi molto vividi dei miei primi giorni di asilo, soprattutto per quanto riguarda il mio “allagamento emotivo”: ricordo che ero terrorizzata! Molto spesso si tende a sminuire la sofferenza e la paura che il bambino ha del distacco dalla propria figura di riferimento, con frasi del tipo: Non c’è motivo di essere triste, mamma poi tornerà! oppure Ma su, basta piangere, devi essere felice di essere qui al nido a giocare! È questo il ricordo che ho, la sensazione di non essere compresa e di sentirmi inadeguata. Cerco di fare tesoro di questo ricordo nel mio lavoro, suggerendo a genitori ed educatori che non è poi così diverso dal sentirsi dire da adulti, dopo una giornataccia in cui tutto è andato storto: stai calma/o, non c’è poi motivo di stare nervosi, con il risultato di sentirsi i nervi ancora più a fior di pelle!

1. La seconda domanda riguarda il ruolo del papà nel percorso di ambientamento: che valore ha e come può essere supportato?

Entrambi i genitori hanno un ruolo fondamentale, per cui sarebbe davvero utile un colloquio educatore-famiglia che coinvolga entrambi prima di iniziare il percorso di ambientamento al nido. Suggerisco spesso alle famiglie che, almeno per le prime due settimane, sia sempre una stessa figura di riferimento ad accompagnare il bambino a scuola… questo perché è fondamentale strutturare una routine prevedibile per il piccolo che ha naturalmente dinamiche affettive e di attaccamento qualitativamente diverse con ciascun genitore. L’educatore deve essere pronto a sostenere innanzitutto la famiglia nella scelta di chi è il migliore candidato a questo ruolo, tenendo conto dei diversi fattori coinvolti. I genitori devono aprirsi per farsi accompagnare in questo percorso, sostenersi vicendevolmente e “sfruttare” a proprio vantaggio le proprie differenze di ruolo genitoriale, talvolta fraintese come ostacolo alla genitorialità. Spesso accade che un genitore sia più agitato di un altro, differenze dettate dai contesti ambientali e della propria soggettività, che dovrebbero prescindere dalle differenze di genere, culturalmente dettate… ma questo è un altro discorso, che potremmo affrontare in altra occasione, più dettagliatamente.

2. A questo proposito, si dice che il nido sia un’opportunità di crescita non solo per i bambini ma soprattutto per le famiglie. Quali sono le buone pratiche per favorire la relazione quotidiana con i genitori?

Una comunicazione autentica fin dal primo colloquio con la famiglia è lo step fondamentale per intessere una relazione di fiducia salda ed efficace. Così come per il bambino, anche l’adulto nutre il bisogno di non sentirsi sminuito nel proprio vissuto emotivo. Il genitore non va tranquillizzato a prescindere, ma va “preparato” alle reazioni emotive sue e del bambino e, perché questo accada, è necessaria da parte dell’educatore una grandissima dose di empatia, formazione ed esperienza e, da parte della famiglia un'apertura al dialogo sul proprio vissuto. Qualche strategia pratica? Aggiornarsi di quello che accade a scuola e a casa con autenticità, ritagliandosi i giusti tempi, se non basta il momento dell’accoglienza e dell’uscita. L’educatore può scrivere una lettera al genitore che, per motivi di lavoro, è meno presente (o perché no ad un nonno particolarmente contrariato e preoccupato per la scelta del nido) ed il genitore più presente aggiornare e coinvolgere l’altro. La coppia genitoriale viene in tal senso orientata anche a scoprire e dichiarare il proprio vissuto emotivo e a trovare sinergicamente le strategie per farvi fronte.

3. Considerando i frequenti fatti di cronaca sui maltrattamenti infantili, come si può favorire una relazione di fiducia con l’educatore?

Nell’intessere una comunicazione efficace l’educatore può illustrare ai genitori i motivi per cui non è consigliabile, una volta che il genitore è uscito dalla classe, che rientri improvvisamente, proprio per istaurare una routine prevedibile e non emotivamente destabilizzante per il piccolo. Una volta però terminata la delicata fase dell’inserimento, il nido dovrebbe diventare un luogo a misura di bimbo e di famiglia, aprendo le sue porte per incontri ed esperienze anche ai genitori, perché possano entrare nel vivo della quotidianità e vivere essi stessi il nido come spazio sicuro di cui fidarsi e a cui affidarsi. Ancora oggi molto spesso le scuole chiudono le proprie porte ai genitori, impaurite delle reazioni dei bimbi e di adulti, ma non c’è nulla di più sano e funzionale che lavorare invece insieme perché il nido sia uno spazio condiviso e di sostegno alla genitorialità.

4. I nidi rispecchiano la nostra società multietnica: ritieni possibile educare alla diversità già dalla prima infanzia?

Non solo lo ritengo possibile, ma credo sia assolutamente necessario. I bimbini stessi, soprattutto in età da nido, offrono agli adulti preziosi spunti su come orientare in tal senso il proprio percorso educativo. Ogni bambino ha il diritto di trovare al nido un luogo familiare e di cura, pensato nei dettagli… trovare al nido la ninna nanna preferita nella propria lingua madre, un pupazzo del proprio colore di pelle nell’angolo simbolico, sono piccole accortezze che in modo molto naturale e coerente preparano il gruppo alla diversità come risorsa. Molto più arduo è il lavoro sulle famiglie, ma è possibile senz’altro, innanzitutto chiarendo fin dal principio il codice deontologico della scuola, rendendo poi visibili alle famiglie gli effetti meravigliosi della diversità sul gruppo dei piccoli, con mostre fotografiche e documentative. Coinvolgere inoltre i genitori in piccolo gruppo con laboratori di gioco e di formazione/informazione può essere una strategia utile, se ben pensata e se condotta da esperti.

5. Prima di salutarci, che consiglio pratico daresti alle famiglie che stanno affrontando in questi giorni il percorso di ambientamento?

Di non vergognarsi del proprio vissuto, di aprirsi sinceramente al proprio partner e alla scuola, di seguire attentamente i consigli dell’educatore senza sminuirli; se permangono dei dubbi, fare qualche domanda in più piuttosto che procedere autonomamente. Altro consiglio è di non pretendere comunicazione senza poi offrirla, di non confondere i propri bisogni con quelli del piccolo e di non affrettare o dilungare troppo i tempi, senza tener conto dei tempi del bimbo.

Se anche tu hai domande o ti occorre un consiglio dalla dott.ssa Stefania Tedesco, scrivimelo in un commento, usa #gattabuialab sui social oppure inviami un messaggio anonimo con gattabuialab.Sarahah.com. Se l''intervista ti è piaciuta metti un like e condividila.

Ti auguro sogni profondi e inaspettate avventure, Ines

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