Ecco come usare il binomio fantastico di Gianni Rodari come un gioco per incoraggiare la propensione alla narrazione di bambine e bambini.

Secondo Gianni Rodari, il binomio fantastico è l’accostamento di due parole insolite in grado di innescare un corto circuito nella fantasia di grandi e piccini per creare una storia. In questo post ti propongo di usare il binomio fantastico come un gioco per incoraggiare la propensione alla narrazione di bambine e bambini.

Perché è utile giocare con le storie e quali regole seguire

Ascoltare, immaginare, inventare, drammatizzare, mettere in scena sono soltanto alcuni dei processi cognitivi che esercitiamo se impariamo a giocare con le storie. Attraverso l’esercizio della narrazione, i bambini si confrontano con le proprie emozioni e con il mondo che li circonda, sperimentando un modo di imparare utile e divertente.

Nel libro Grammatica della fantasia, Rodari suggerisce alcune strategie per divertirsi con le storie e stimolare la fantasia dei bambini. Per mettere in pratica questi esercizi, gli adulti devono valorizzare la capacità dei più piccoli di reagire alla narrazione e interpretarla in modo creativo. Questo significa che non esistono storie giuste o sbagliate, storie belle e brutte, ma durante questa esperienza ognuno è libero di abbandonare razionalità e coerenza per approdare a territori inesplorati.

Che cos’è il binomio fantastico

Ogni singola parola può ispirare un racconto, ma una storia nasce soltanto se si crea un binomio fantastico, cioè un incontro-scontro tra due termini apparentemente estranei.

Scrive Rodari: «La parola singola agisce solo quando ne incontra una seconda che la provoca, la costringe a uscire dai binari dell’abitudine, a scoprire nuove capacità di significare. Non c’è vita, dove non c’è lotta». Occorre, quindi, che i vocaboli siano sufficientemente distanti tra loro al fine di mettere in moto l’immaginazione.

Come si gioca

Se si gioca in gruppo, ogni bambino può indicare una parola senza che i compagni la scoprano ed estrarne a sorte due da un cestino. Se un bambino gioca da solo con un adulto, si può scegliere a caso dal dizionario o pescare in una scatola di ritagli.

In questo esercizio, le parole perdono il loro significato quotidiano e i piccoli giocatori, a fronte di un iniziale spaesamento, cominciano a farne “materia prima” per narrazioni divertenti e paradossali.

Rodari racconta che durante la sua esperienza di maestro, era solito mandare due alunni alla lavagna e chiedere ad ognuno di scrivere su ciascun lato. Quando venivano fuori parole insolite come tetraedro oppure ornitorinco, i racconti diventavano davvero entusiasmanti.

Se c’è qualche difficoltà, può essere utile cominciare con l’elencare tutti i significati di uno specifico termine. Ad esempio, un mattone può diventare un’arma, un fermalibri o il pezzo mancante di un portale magico.

In secondo luogo, i due vocaboli possono essere legati da una preposizione che ne evochi il legame. Ad esempio “il gatto con l’armadio” suggerisce un racconto molto diverso da “il gatto dentro l’armadio”.

E tu, quale storia inventeresti con queste due parole?

Nel prossimo post, ti parlerò di un gioco inventa-storie che ho recentemente comprato ai miei bambini. Intanto se questo articolo ti è utile lasciami un like e condividilo, io ti aspetto solitamente ogni martedì e giovedì sul blog e tutti gli altri giorni sui social di Gatta Buia Lab.

Riferimenti Bibliografici

  1. Gianni Rodari, Grammatica della fantasia. Introduzione all’arte di inventare storie, Piccola Biblioteca Einaudi, Torino 2001.
  2. Gianni Rodari, Esercizi di Fantasia, Editori Riuniti, Roma 1983.

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