Ascolto attivo: che cos’è e come funziona

Educare all’ascolto attivo

L’ascolto attivo è la capacità di saper ascoltare il prossimo con attenzione e partecipazione, assumendo un atteggiamento di empatia, autenticità e senza lasciarsi condizionare dai giudizi.

Abbiamo già parlato dell’importanza dell’ascolto per lo sviluppo del linguaggio e dei principi della comunicazione adulto-bambino, oggi ci soffermiamo sulla pratica: come imparare ad ascoltare attivamente i bambini? E come insegnar loro a farlo?

Per intrecciare una relazione efficace, bisogna mettersi nei panni dell’altro, cercando di cogliere i suoi pensieri ed esprimendo quanto abbiamo compreso. Questo comportamento è utile a genitori e bambini per imparare a riconoscere e comprendere le emozioni nostre e di chi ci sta accanto.

Perché educare all’ascolto attivo?

La comunicazione è l’insieme delle relazioni che si sviluppano tra le persone e tra queste e l’ambiente. L’ascolto attivo consente di istaurare un contatto autentico ed una comunicazione efficace con gli altri ed, in particolare, con i più piccoli.

Il bambino è dotato fin dalla nascita di spiccate capacità comunicative, immerso nel “bagno relazionale” delle persone che si prendono cura di lui. Per questa ragione, è fin da subito coinvolto in un processo continuo di acquisizione delle regole della comunicazione. Se imparerà presto ad ascoltare, utilizzerà questa competenza durante tutta la vita.

Come funziona?

  1. L’ascolto attivo deve esprimere intenzionalità. Presta la tua più completa attenzione al bambino con l’intenzione di coglierne i pensieri e le emozioni.
  2. Osserva i comportamenti e ascolta le parole. Prova a cogliere gli stati emotivi non espressi e usa messaggi di accoglimento verbale (ti ascolto, sto cercando di capire, spiegami) e non verbale (guardalo negli occhi, non distrarti, sorridi).
  3. Impara a rinviare all’altro ciò che hai compreso con empatia ed accettazione. Soprattutto con bambini molto piccoli, è importante rimandare la propria percezione in modo non giudicante e accogliente (mi sembri preoccupato, mi sembri triste). La verbalizzazione delle emozioni aiuta a comprenderle e a riconoscerle.
  4. Aspetta i feedback del bambino e rispetta i suoi tempi. Accetta il suo comportamento senza fargli pressione: i suoi feedback ti aiuteranno ad interpretare meglio i suoi capricci e ad affrontarli serenamente.

Gli errori da evitare

Non è semplice applicare queste strategie, perché nella relazione genitori-figli entrano in gioco sentimenti, aspettative ed emozioni. Avere però consapevolezza delle dinamiche comunicative ci consente di scongiurare errori molto comuni che possono creare vere e proprie barriere comunicative e incomprensioni.

A esempio, evita di gestire il suo stato d’animo (non devi essere triste, devi reputarti fortunato, non devi piangere), di predicare e consigliare (la cosa più giusta da fare è…, dovresti fare…), non minacciare (basta, se non lo fai ti…), ridicolizzare (piangere alla tua età!), minimizzare o cercare di distrarlo.

E tu, quali errori comunicativi commetti più comunemente? Fammelo sapere in un commento e se questo post ti è utile, lasciami un like e condividilo.

Io ti auguro sogni allegri ed inaspettate avventure, Ines


Riferimenti bibliografici

Thomas Gordon, Genitori efficaci, educare figli responsabili, Edizioni La Meridiana, Bari 2014 (prima edizione 1970).

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