5 principi per migliorare sulla tua competenza comunicativa e alimentare quella del tuo bambino.

La comunicazione adulto-bambino

Come abbiamo visto nel POST Il valore dell’ascolto per lo sviluppo del linguaggio, prima di imparare a parlare il bambino sviluppa la competenza comunicativa, cioè comprende che il proprio comportamento ha un valore sociale e può influenzare la condotta dell’adulto. Quando un neonato risponde al sorriso della mamma – in pedagogia si chiama sorriso sociale – sta acquisendo un comportamento che arricchirà la sua competenza comunicativa. Progressivamente queste esperienze saranno più intense e il bambino saprà comunicare prima ancora di parlare.

I più piccini imparano proprio attraverso la partecipazione affettiva e lo scambio attivo con l’adulto. Per questa ragione, le prime interazioni sociali sono la radice dello sviluppo linguistico, a patto che l’adulto svolga una funzione di ascolto e sostegno.

L’Effetto Barbapapà della comunicazione

Esiste un modo “corretto” di comunicare con un bambino? Come cambia la comunicazione adulto-bambino in base al contesto o all’età di quest’ultimo? Quanto influisce la qualità della relazione nella comprensione dei messaggi?

Quando parliamo di comunicazione assistiamo ad una sorta di Effetto Barbapapà – per dirla con le parole di Pier Cesare Rivoltella – poiché tutto ciò che avviene dentro e intorno a noi interessa la comunicazione: ad esempio guardare la tv, accompagnare tuo figlio a scuola, incrociare lo sguardo di un passante o parlare del tempo in ascensore. Per questa ragione è difficile acquisire consapevolezza dei processi comunicativi ed imparare a controllarli, soprattutto nella relazione tra adulto e bambino dove si incontrano due mondi diversi che coinvolgono emozioni profonde.

Ecco 5 principi generali sulla comunicazione che possono aiutarti a migliorare sulla tua competenza comunicativa e alimentare quella del tuo bambino.

1. Non dare nulla per scontato

Comunicare deriva dal latino e significa legare insieme, mettere in comune, fare partecipe. Se pensi alla comunicazione come ad un passaggio diretto, chiaro e istantaneo tra due o più persone, ti stai sbagliando. Comunicare è un percorso di esplorazione e confronto in cui non c’è mai una piena corrispondenza tra ciò che io dico e ciò che tu comprendi. Quindi non dare nulla per scontato, soprattutto se il tuo interlocutore è un bambino.

2. Diventa un buon osservatore

Nella comunicazione sono coinvolti contemporaneamente i pensieri, le sensazioni fisiche e il contesto in cui ti stai muovendo. Come vedi è un fenomeno complesso, non considerare il tuo bambino una tabula rasa sulla quale puoi incidere le tue istruzioni. Tuo figlio, anche se piccolo, è una creatura completa, quindi rispetta i suoi pensieri, le sue emozioni e il contesto nel quale agisce. Diventa un buon osservatore dei suoi comportamenti, impara a conoscere la sua personalità e proponiti di rispettare le sue emozioni.

3. Ascoltalo per insegnargli ad ascoltare

La comunicazione è un processo creativo. Non puoi affidarti ad uno schema precostituito e non puoi mai prevedere come il tuo bambino interpreterà i tuoi messaggi. Il mio consiglio è di prestare attenzione alla trasparenza: non sottovalutare la sua intelligenza, spiegagli sempre cosa sta succedendo, chiarisci i suoi dubbi e mostra le tue debolezze. Se hai la necessità che comprenda chiaramente un’informazione, assicurati di eliminare le interferenze: riponi i giocattoli, spegni la televisione, prendilo in disparte e guardalo negli occhi.

Insegnagli fin da subito ad ascoltare. Come? Tu sei il suo esempio: ascoltalo con attenzione, non lasciarti distrarre dalle faccende quotidiane e se accade, chiedi scusa.

4. La relazione che instauri è più importante delle parole che usi

L’aspetto relazionale è prioritario rispetto ai contenuti che stai trasmettendo. Ti faccio un esempio: quando una persona ti sta antipatica, la ascolti con poca attenzione oppure se la suocera ti tratta male, tenderai a giudicare negativamente i suoi messaggi a prescindere da quello che dirà davvero.

Se il tuo bambino ha fiducia in te, tenderà ad ascoltarti con maggiore interesse, se farai spesso la “voce grossa” gli insegnerai inevitabilmente ad urlare e se userai “le maniere forti” lui sarà aggressivo. Dunque, usa gli strumenti che hai a disposizione per creare ponti e non per alzare muri. Il gioco può diventare un ottimo strumento di comunicazione: puoi smorzare un capriccio con il solletico o insegnare una regola con una favola. Insomma bisogna studiarle tutte, ma tu sei programmata da millenni per fare questo!

5. Tu e il tuo bambino crescete insieme

La comunicazione è sempre un processo dialogico. Non immaginarti in piedi su una pedana ad impartire nozioni, non funziona così. La comunicazione è reciproca, dialogica, negoziale e, di conseguenza, lo è l’educazione. Tant’è vero che è più corretto parlare di co-educazione: tu e il tuo bambino crescete insieme ed insieme potete commettere qualche errore, chiedere scusa e porvi rimedio. Apri il tuo cuore, abbassa le difese, lascia che tuo figlio ti insegni ad essere una persona migliore.

Io non sono una buona osservatrice e perdo la pazienza quando i bambini non mi ascoltano, ma sto imparando a controllare le mie reazioni e ad ascoltare di più i miei bambini. E tu, quali difficoltà hai nella comunicazione con tuo figlio? Raccontamelo in un commento e se pensi che questo post sia utile, lasciami un like e condividilo con #gattabuialab. 

Ti auguro sogni allegri e inaspettate avventure, Ines


Riferimenti bibliografici

  1. Luigia Camaioni e Paola Di Blasio, Psicologia dello sviluppo, Il Mulino, 2002 Bologna.
  2. Elinor Goldschmied e Sonia Jackson, Persone da zero a tre anni, Edizioni Junior, Parma 2011.
  3. Lucia Lumbelli (a cura di), Pedagogia della comunicazione verbale, Franco Angeli, Milano 2007.

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