Riesci a giocare con tuo figlio senza pensare al cellulare, alle faccende domestiche e al lavoro? Gordon Wells ha dimostrato che il fattore determinante per lo sviluppo del linguaggio del bambino è la comunicazione con l’adulto. Ecco alcuni consigli utili per imparare ad ascoltare i bambini.

Bambini e linguaggio

Lo sviluppo del linguaggio di bambine e bambini è una questione controversa e delicata. In linea generale – fatta eccezione per disturbi e patologie – essi hanno una forte predisposizione al linguaggio anche in condizioni sfavorevoli.
Come hai letto nei precedenti FOCUS, nei primi 2 anni di vita, la dipendenza dall’adulto si riduce attraverso lo sviluppo di 4 abilità: la capacità di movimento, la possibilità di alimentarsi autonomamente, l’evoluzione del linguaggio e la cura personale. In questo post, troverai una sintetica premessa sullo sviluppo del linguaggio, nella consapevolezza che ogni bambino è unico e bisogna rispettarne i ritmi. Il mio obiettivo è fornirti informazioni che ti aiutino ad accogliere serenamente il cambiamento e a non preoccuparti se i suoi tempi sono diversi dalle tue aspettative.

Lo sviluppo del linguaggio

Come direbbe lo psicologo Jean Piaget, il bambino scopre le ricchezze del mondo attraverso il linguaggio. Durante i primi giorni, il neonato si esprime attraverso il pianto, fino a quando emette i primi balbettii intorno ai 3 mesi. Successivamente, i suoni si arricchiscono in frequenza, intensità e modulazione ed inizia la lallazione.
Nel primo anno di vita, il piccolo sarà sempre più consapevole del valore sociale del linguaggio e attraverso l’imitazione e la ripetizione cercherà di esprimere desideri e necessità.
Durante il secondo anno, i bambini passano dal pronunciare poche parole riconoscibili a un vocabolario di circa 300 termini. All’inizio questo numero si amplia lentamente fino a quando il bambino impara una nuova parola ogni 2-3 giorni e riesce a formulare frasi brevi usando le prime forme grammaticali.

Le ricerche di Gordon Wells

Gordon Wells, sociolinguista dell’Università di Bristol, negli anni Ottanta è stato il primo a dimostrare scientificamente che il fattore determinante per lo sviluppo del linguaggio è la comunicazione con l’adulto. Secondo il professor Wells, i bambini che hanno genitori che li ascoltano e che rispondono con entusiasmo ai primi vocalizzi, imparano prima a parlare. Mentre i genitori che cercano con insistenza di insegnare ai figli le prime parole, tendono inconsapevolmente ad inibirli.
Gli studi di Wells, dunque, dimostrano che i bambini hanno il bisogno di essere ascoltati.

La differenza tra comunicazione e linguaggio

Per comprendere fino in fondo questa necessità, dobbiamo analizzare la differenza tra comunicazione e linguaggio. I linguaggi verbali – cioè le parole che diciamo e ascoltiamo – sono soltanto una piccola parte della nostra comunicazione.
La comunicazione non è un passaggio immediato da una persona che parla ad una che ascolta, ma assomiglia ad uno scambio in cui contribuiscono moltissimi aspetti psicologici e sociali all’interpretazione delle parole. Ad esempio il comportamento, la vicinanza/lontananza fisica, la dimensione affettiva e motivazionale, il contesto, l’esperienza, il tono di voce o la velocità con cui parliamo, i gesti, i rumori di sottofondo, sono fattori che influenzano la nostra comunicazione.

Parlare con i bambini e ascoltarli

Quando il nostro interlocutore è un bambino è ancora più difficile comprenderlo e essere compresi. Per questa ragione è importante prestare attenzione a tutti gli aspetti non verbali della comunicazione, osservare il suo comportamento e ascoltarlo attivamente. Questo non significa che devi stargli sempre vicino, ma che quando stai con lui devi mettere da parte il cellulare, posizionarti in modo tale che possa vederti e partecipare empaticamente alle sue azioni. Gioca con lui e soprattutto divertitevi insieme con allegria e spensieratezza. Più un bambino sarà ascoltato, più alimenterà l’autostima e di conseguenza sarà più autonomo. Donandogli disponibilità, andrai a consolidare i suoi punti di riferimento quindi seminerai reciprocità nel vostro rapporto.

E tu, riesci a giocare con tuo figlio senza pensare al cellulare, alle faccende domestiche e al lavoro?

Nei prossimi post continueremo a riflettere sulla comunicazione nel secondo anno di vita, approfondendo i concetti dell’ascolto attivo e dell’empatia, intanto se pensi che questo articolo sia utile, lasciami un like e condividilo con #gattabuialab.


Riferimenti bibliografici

  1. Luigia Camaioni e Paola Di Blasio, Psicologia dello sviluppo, Il Mulino, 2002 Bologna.
  2. Elinor Goldschmied e Sonia Jackson, Persone da zero a tre anni, Edizioni Junior, Parma 2011.

Nella copertina del post, trovi un mio scatto del libro La Valle dei Mulini di Noelia Blanco e Valeria Docampo.

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